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Massimiliano Pelletti Pietrasanta, 1975. Educazione Mostre personali 2008 2007 Mostre collettive 2009 2008 2007 2006 Premi 2007 2006 Progetti speciali 2008
Perché cominciare da “5.3 Chili”, la scultura col cuore bianco sotto plexiglas? Perché c’è sempre un’opera da cui tutto parte e a cui tutto torna, un produttore di linfa elaborativa che sintetizza uno sguardo estetico e la sua rete di tracce concettuali. Vedo quel cuore al centro di un percorso plastico eterogeneo, fatto di concentrazione e cura del dettaglio. Lo vedo come paradosso coerente che giustifica le divagazioni stilistiche, le differenze tematiche, i molteplici approcci fisici e interiori. Un cuore che alimenta le altre icone in una connessione olistica dove si parla una lingua coerente. Tra le altre sculture compare diverse volte il teschio, sorta di passaggio semantico dal fatidico cuore umano al vertice osseo del completamento fisico. Tra cuore e teschio esiste una somiglianza superficiale, oltre ad un margine dialettico che riguarda i legami sottesi tra ragione (cervello) e sentimento (cuore). Pelletti insiste sugli apparati organici dalla doppia valenza, ora fisica ora metaforica, in bilico tra l’universalità formale e le interpretazioni poetiche del frammento. Nel teschio inserisce così toni ironici e fratture di pura realtà, in modo da “vestire” l’archetipo (thanatos) con le pelli vive di esperienze praticabili, spesso condivisibili. Massimiliano Pelletti arriva da Pietrasanta, terra di nobili radici scultoree che tanto ha dato all’arte contemporanea. Fin dagli esordi utilizza il marmo ma anche il bronzo, il legno e la ceramica, oltre a composti leggeri come le resine e il Pvc. Coerente con gli umori creativi di quel territorio, Pelletti sperimenta la forma con rigorosa attenzione compositiva. Dosa il manierismo con attinenza concettuale e sensibilità narrativa, capendo che il perfezionismo estetico contiene la radice conflittuale delle emozioni. Dentro le forme levigate del presente si nasconde la radice muscolare dello scultore, la qualità fisica di chi ama “sporcarsi” senza però mostrarlo sul risultato finale. La miglior scultura contemporanea ha questa ambivalenza, in costante bilico tra l’agonismo manuale del mezzo e la sintesi mediatica del fine. Le varie opere conducono solo in apparenza nel realismo fotografico di umani e animali. In realtà ciò che vediamo gioca sul diaframma tra l’archetipo e il ribaltamento creativo, tra un riferimento riconoscibile e il suo intendimento ulteriore. L’ovvietà della forma cambia già con la predisposizione mentale: il teschio è sempre un teschio ma il dettaglio lo connette a momenti psicanalitici, emotivi, sociali, culturali. Conta il modo in cui viene presentato l’oggetto, il materiale e il supporto utilizzato, la scelta installativa, l’uso delle luci, l’angolo della visione, il luogo e il tempo d’allestimento. Nulla è superfluo quando guardi l’arte contemporanea, le stesse parole d’artista o un titolo contribuiscono alle ragioni di un’ambizione. Teschi, cuori, scheletri umani, scheletri di dinosauro… l’elemento organico è una costante nell’approccio di Pelletti, presente anche quando usa i Playmobil per il suo cortocircuito tra realismo e narrazione catartica. Le scenette sotto plexiglas, raccontate in un ideale viaggio aereo che scova la vita dentro case trasparenti, hanno la teoria del gioco e la pratica del dramma. Tutto è minuziosamente plausibile, non mancano dettagli che di solito il bambino tralascia nelle sue composizioni. Anche il titolo, “Contiene Parti Ingeribili”, riporta al gesto organico del mangiare ma anche al sottotesto, al pericolo dietro la normalità, a quel ribaltamento in cui nulla è come appare. Qui intuisci qualcosa di ossessivo e al contempo vitale, una qualità narrativa che collega l’illustrazione “cattiva” ai giusti toni del pop, ridando la sensazione del teatro in miniatura ma anche del silenzio orientale e del radicalismo che non guasta mai. Sono molti gli ingredienti materici che Pelletti sfrutta nei suoi cicli scultorei. Materiali, colori e combinazioni che trovano una loro sintesi estetica dalle tensioni efficaci. In realtà l’uso e il riuso divagano tra materie non sempre consuete, tra unioni che potrebbero stridere se solo cambiasse un dettaglio. Senti un’entropia che magnetizza le materie in un circuito gravitazionale della volumetria plastica. L’energia scorre e ogni differenza contribuisce al battito regolare di quel cuore (reale ma qui ideale) da cui tutto parte.
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