Massimiliano Pelletti

Pietrasanta, 1975.
Vive e lavora a Pietrasanta

Educazione
Istituto d’arte Stagio Stagi, Pietrasanta.
Lettere e Filosofia, Università di Pisa.

Mostre personali
2010
So, what? a cura di Riccardo Bonini, Antico Palazzo Pretorio, Castell'Arquato (PC)
Io Mostro a cura di Enrico Mattei, Galleria Della Pina Arte Contemporanea, Pietrasanta.
Rumore Bianco #03 a cura di Davide W. Pairone, Galleria Quattrocentrometriquadri, Ancona.

2008
Massimiliano Pelletti a cura di Enrico Mattei, Vehicle Art Gallery, Milano.

2007
Contiene Parti Ingeribili a cura di Matteo Lucchetti, SpazioDinamico,
S. Giuliano Terme, Pisa.

Mostre collettive
2010
Mari contro Mari a cura di Enza Di Vinci, Museo di S.Agostino e Museo di Villa Croce, Genova
Trame, Della Pina Arte Contemporanea, Pietrasanta.
AGIta – Arte Giovane Italiana a cura di Lincon Dexter, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università della Sapienza, Roma.

2009
Isolina e le altre a cura di Barbara Pavan, Centro d'Arte Contemporanea di Cavalese, Trento.
Studio di Architettura Avventura urbana, Torino.
Klang! Suoni contemporanei, a cura di Vittore Baroni, Musei Civici Villa Paolina Bonaparte, Viareggio.
Interferenze Contemporanee a cura di Enrico Mattei, La Versiliana Festival, Marina di Pietrasanta.

2008
I luoghi dell’utopia a cura di associazione culturale BAU, Villa Borbone, Viareggio.
Only Locals a cura di Enrico Mattei, Ex Scuderie Granducali Medicee, Seravezza, Lucca.
BAU 4+5, CAMeC, Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia.
BAU 4+5, Galerie Claus Semerak, Monaco.

2007
4/4, Gestalt Gallery, Pietrasanta.

2006
Scolpire il Tempo a cura di Antonella Capitanio, Abazia di S. Zeno, Pisa.
Cities from below, zone della trasformazione e costruzione urbana a cura di Marco Scotini, Fondazione per l’arte Teseco, Pisa.
V Biennale di Pisa a cura di Paolo Emilio Antognoli, Pisa.
White Nignt in Scopje, Shopje, Macedonia.
XII Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo, Napoli.

Premi
2009
Premio Terna 02, tra i finalisti sezione Gigawatt.
Premio Celeste 2009, tra i finalisti sezione Installazione e scultura. Fabbrica Borroni, Bollate, Milano.
XLII Premio Vasto di Arte Contemporanea, Omaggio a Carlo Mattioli, Terra, a cura di Barbara Padovan e Daniela Madonna, Vasto, Chieti.

2007
Premio alla Scultura Camera di Commercio, Genova.

2006
International Youth Salon, Atelier of Alexandria, Egitto.

Progetti speciali
2009
BAU 6, Contenitore di cultura contemporanea.

2008
Customizzazione “Minus & Plus”, primi toys Made in Italy, per LAB81.
BAU 4+5, Contenitore di cultura contemporanea.




CUORE BIANCO
Gianluca Marziani


Partiamo dal cuore umano in marmo bianco di Carrara. Un’opera di conturbante asciuttezza iperrealista che ci tramanda il giusto interrogativo: quale rapporto intrattiene la scultura con la realtà odierna, dove si pone la materia volumetrica rispetto alle urgenze del presente? Massimiliano Pelletti appartiene alla generazione senza nodi ideologici e preconcetti politici. Sente la realtà quotidiana, vive empaticamente le spinte del mondo esterno. Il (suo e nostro) corpo diventa una geografia aperta che registra il cambiamento sociale e culturale. Gli stessi feticci odierni si plasmano tra la realtà di cronaca e l’assorbimento soggettivo delle storie. C’è un cortocircuito fluido tra individuo e società, come se il reale fosse un campo d’indagine in cui molto è permesso e tutto si può raccontare attraverso l’arte. Se negli anni Settanta ogni oggetto ambiguo nascondeva contenuti militanti, oggi la società senza ismi lascia maggior libertà alle forme, le rende ancor più aperte al dubbio (soggettivo e non collettivo). Finalmente l’artista non ci inchioda ai suoi comprensibili diktat ma ci lascia scorrere dentro e attorno all’opera. Il fruitore da corpo solido si trasforma in corpo fluido, un’entità plasmabile che aderisce all’opera senza farsi fagocitare da spirali troppo vincolanti.

Perché cominciare da “5.3 Chili”, la scultura col cuore bianco sotto plexiglas? Perché c’è sempre un’opera da cui tutto parte e a cui tutto torna, un produttore di linfa elaborativa che sintetizza uno sguardo estetico e la sua rete di tracce concettuali. Vedo quel cuore al centro di un percorso plastico eterogeneo, fatto di concentrazione e cura del dettaglio. Lo vedo come paradosso coerente che giustifica le divagazioni stilistiche, le differenze tematiche, i molteplici approcci fisici e interiori. Un cuore che alimenta le altre icone in una connessione olistica dove si parla una lingua coerente.

Tra le altre sculture compare diverse volte il teschio, sorta di passaggio semantico dal fatidico cuore umano al vertice osseo del completamento fisico. Tra cuore e teschio esiste una somiglianza superficiale, oltre ad un margine dialettico che riguarda i legami sottesi tra ragione (cervello) e sentimento (cuore). Pelletti insiste sugli apparati organici dalla doppia valenza, ora fisica ora metaforica, in bilico tra l’universalità formale e le interpretazioni poetiche del frammento. Nel teschio inserisce così toni ironici e fratture di pura realtà, in modo da “vestire” l’archetipo (thanatos) con le pelli vive di esperienze praticabili, spesso condivisibili.

Massimiliano Pelletti arriva da Pietrasanta, terra di nobili radici scultoree che tanto ha dato all’arte contemporanea. Fin dagli esordi utilizza il marmo ma anche il bronzo, il legno e la ceramica, oltre a composti leggeri come le resine e il Pvc. Coerente con gli umori creativi di quel territorio, Pelletti sperimenta la forma con rigorosa attenzione compositiva. Dosa il manierismo con attinenza concettuale e sensibilità narrativa, capendo che il perfezionismo estetico contiene la radice conflittuale delle emozioni. Dentro le forme levigate del presente si nasconde la radice muscolare dello scultore, la qualità fisica di chi ama “sporcarsi” senza però mostrarlo sul risultato finale. La miglior scultura contemporanea ha questa ambivalenza, in costante bilico tra l’agonismo manuale del mezzo e la sintesi mediatica del fine.

Le varie opere conducono solo in apparenza nel realismo fotografico di umani e animali. In realtà ciò che vediamo gioca sul diaframma tra l’archetipo e il ribaltamento creativo, tra un riferimento riconoscibile e il suo intendimento ulteriore. L’ovvietà della forma cambia già con la predisposizione mentale: il teschio è sempre un teschio ma il dettaglio lo connette a momenti psicanalitici, emotivi, sociali, culturali. Conta il modo in cui viene presentato l’oggetto, il materiale e il supporto utilizzato, la scelta installativa, l’uso delle luci, l’angolo della visione, il luogo e il tempo d’allestimento. Nulla è superfluo quando guardi l’arte contemporanea, le stesse parole d’artista o un titolo contribuiscono alle ragioni di un’ambizione.

Teschi, cuori, scheletri umani, scheletri di dinosauro… l’elemento organico è una costante nell’approccio di Pelletti, presente anche quando usa i Playmobil per il suo cortocircuito tra realismo e narrazione catartica. Le scenette sotto plexiglas, raccontate in un ideale viaggio aereo che scova la vita dentro case trasparenti, hanno la teoria del gioco e la pratica del dramma. Tutto è minuziosamente plausibile, non mancano dettagli che di solito il bambino tralascia nelle sue composizioni. Anche il titolo, “Contiene Parti Ingeribili”, riporta al gesto organico del mangiare ma anche al sottotesto, al pericolo dietro la normalità, a quel ribaltamento in cui nulla è come appare. Qui intuisci qualcosa di ossessivo e al contempo vitale, una qualità narrativa che collega l’illustrazione “cattiva” ai giusti toni del pop, ridando la sensazione del teatro in miniatura ma anche del silenzio orientale e del radicalismo che non guasta mai.

Sono molti gli ingredienti materici che Pelletti sfrutta nei suoi cicli scultorei. Materiali, colori e combinazioni che trovano una loro sintesi estetica dalle tensioni efficaci. In realtà l’uso e il riuso divagano tra materie non sempre consuete, tra unioni che potrebbero stridere se solo cambiasse un dettaglio. Senti un’entropia che magnetizza le materie in un circuito gravitazionale della volumetria plastica. L’energia scorre e ogni differenza contribuisce al battito regolare di quel cuore (reale ma qui ideale) da cui tutto parte.



© Massimiliano Pelletti